Il Centro Acustico | Sordità e ipoacusia: le principali differenze
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Sordità e ipoacusia: le principali differenze

Parlando di udito è possibile distinguere diverse patologie, molte delle quali, nel linguaggio comune, vengono banalmente attribuite al termine generico di “sordità”. Tuttavia, volendo descrivere correttamente disturbi legati a una riduzione dell’udito, è bene parlare di ipoacusia; attraverso l’indagine clinica è possibile definire la gravità del problema e localizzare la sede di lesione dell’apparato uditivo.

Le differenze tra sordità e ipoacusia

Sebbene i due termini non identifichino condizioni diametralmente opposte, la sordità, classificabile in postlinguale e prelinguale, in base al momento d’insorgenza, indica esclusivamente la condizione in cui vengono percepiti suoni superiori a 90-95 dB. In questo caso la comprensione avviene quasi unicamente grazie alla lettura labiale, mediante all’impiego del linguaggio dei segni, o grazie all’utilizzo di un impianto cocleare.

La maggior parte dei suoni appartenenti alla nostra quotidianità rientra in un range frequenziale compreso tra i 500 ed i 3000 Hz. Il primo grado di ipoacusia è rappresentato dalla difficoltà di percepire suoni inferiori ai 25 dB, delineando il quadro dell’ipoacusia lieve. Sebbene in questo caso il paziente percepisca buona parte dei discorsi, suoni lievi e leggeri risultano difficili da sentire e altre difficoltà possono verificarsi in situazioni rumorose.

Per queste ragioni, grazie all’ausilio delle nuove tecnologie, l’uso di apparecchi acustici può migliorare, già in questa condizione, la capacità uditiva. Nell’ipoacusia moderata, compresa tra 40-70 dB, il paziente ha grandi difficoltà nel partecipare agevolmente alle conversazioni e pertanto l’utilizzo di una protesi acustica diventa imprescindibile al fine di non dover intercorrere in condizioni e patologie correlate all’isolamento sociale. Tale necessità viene ulteriormente consolidata in presenza di ipoacusia grave.

Le cause

Per quanto riguarda le cause attribuibili a una perdita uditiva, una prima importante distinzione concerne il periodo d’insorgenza del deficit. Ipoacusia e sordità possono essere infatti congenite, e quindi manifeste sin dalla nascita per ereditarietà o per via di malattie infettive trasmesse dalla madre, o acquisite, ossia verificatesi nel corso della vita.

In questo secondo caso, le cause possono essere molteplici, e dovute ad esempio a traumi, infezioni batteriche o virali, a esposizioni prolungate a rumori ad alta intensità, per assunzione di farmaci ototossici, ecc.

Tra le cause più diffuse è da citarsi inevitabilmente il naturale processo di invecchiamento, delineante il quadro della presbiacusia. Con questo termine viene intesa la riduzione della capacità uditiva subentrante con i fisiologici, e pertanto inevitabili, fenomeni di invecchiamento. A influire sull’insorgenza della patologia, dalla comparsa graduale e dalla lenta progressione, sono le caratteristiche genetiche del soggetto e il suo stile di vita: stress emotivi, errate abitudini alimentari, esposizione a rumori ambientali o lavorativi e malattie intercorse sono solo alcune delle cause correlate.

Una delle caratteristiche principali della presbiacusia è la riduzione della capacità di comprensione della parola. Le caratteristiche fisiopatologiche della malattia interagiscono inoltre con la sfera psichica e sociale del soggetto, provocando un impatto variabile sull’anziano non misurabile a priori in base alla stima della sola perdita uditiva.

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